Il Gruppo Podistico Avis Locate Triulzi, organizzatore della Stralocate e della CorriLocate, é nato nel lontano 1977, un po’ per passione e un po’ per “ridurre” il livello del colesterolo e dei grassi in eccesso mettendo in primo piano “il movimento” soprattutto la corsa a piedi.

martedì 2 dicembre 2014

Maratona di Firenze 2014





Stavolta ci siamo sul serio. Domani ci sarà la maratona di Firenze. Forse non sono prontissimo per questa maratona, non come vorrei almeno, ma per arrivare alla fine non dovrei avere problemi. Come molte altre volte in passato, anche stavolta mi sono sbagliato.
La mia prima volta fu a Milano nel 2013 e da allora ne è passato di tempo. 
Con me a Firenze ci saranno i miei compagni del g p Avis Locate Stefano, Dario, Mauro, Rinaldo ed Eraldo. Si uniscono poi al gruppo i QDR Simona, Fabio, Vincenzo, Michela ed Antonio. Un bel gruppetto per una bella maratona. Speriamo di dormire bene...


(Dario, Mauro, Baldini, Stefano e il mitico Leo)

E’ il giorno della maratona.
Come la sera prima di Milano, anche qui a Firenze l'agitazione è stata moltissima, forse anche di più. L'ansia infatti è stata amplificata dal termosifone della camera, bloccato sui ventisette gradi, che mi ha fatto sudare tutta notte. Anche gli schiamazzi sotto la finestra hanno contribuito a rendere impossibile dormire fino alle tre del mattino. In definitiva non ho praticamente dormito.

 
Alla partenza mi infilo di straforo nella gabbia delle 4 ore assieme a Stefano, Dario e Mauro, ma per fortuna, pressato come un sandwich, non mi hanno controllato.
Durante l’attesa avevo così sonno che sono andato avanti a sbadigliare per mezz'ora. 
Ci copriamo tutti con il cellophan perché il tempo minaccia pioggia, ma in realtà fa caldo e c'è un'umidità altissima. 
Alle 9:20 c’è la partenza!
Molto lentamente, siamo in 11000 iscritti, ci avviamo verso le strade gremite di gente. Il ritmo iniziale è molto blando, la strada è troppo stretta per scappare. Solo dopo i primissimi km si comincia a viaggiare. Stefano ingrana subito la quarta e comincia la sua maratona, io cerco di stargli dietro assieme a Dario e Mauro ma dopo il passaggio del primo sottopasso comincio a sentire qualche cosa che non va. Mi sento un po' troppo stanco per essere solo all'inizio. Rallento un attimino ed al parco delle cascine ho già perso tutti di vista. Avevo previsto questa eventualità, ma pensavo mi avrebbero seminato intorno al trentesimo chilometro. Un'ombra di pessimismo inizia a crescermi dentro e, quando verso il decimo chilometro inizio a far veramente fatica e ad avere dolorini un po' ovunque, la consapevolezza che non potrei finire la gara diventa sempre più concreta.
Provo a rifocillarmi ai ristori e con le cartucce di acqua ed integratori che mi sono portato appese alla mia cintura, ma al dodicesimo sono quasi pronto per il ritiro. Mi fa pure male la pancia così tento inutilmente di andare in bagno...
Al quindicesimo c'è finalmente il primo ristoro con la frutta (forse c'era anche prima ma io non l'ho visto...). Tento l'ultima carta: due pezzi di banana e dell'acqua. Dopo un paio di chilometri la condizione sembra migliorare, ma in compenso il quadricipite sinistro inizia a farmi male. 
È troppo presto. Non è per niente un buon segno considerando che la settimana scorsa mi era venuta una leggera contrattura proprio li. Stringo i denti per il caldo ed il dolore e rallento ancora un po', giusto per provare ad arrivare almeno ai 20/25 chilometri.
A sostenermi noto che, nonostante il percorso arrivi in zone di Firenze anche piuttosto defilate rispetto al centro storico, ci sono sempre moltissime persone che fanno il tifo ed incitano i partecipanti. Una festa per tutta la città. Ci sono anche diversi punti in cui sono posizionate delle band che suonano a tutto volume musica rock dal vivo. Che bello correre in mezzo alla gente che ti chiama per nome e ti incita anche se non ti conosce.
Sarebbe stato ancora più bello correre anche con gli altri compagni dell'Avis Renato, Ivana, Simona, Tony, Giovanni, Michele, Franco, Antonio e Michi, ma ci saranno molte altre maratone per farlo... Intanto vediamo di finire questa...
Faticando arrivo ai 25 chilometri, ma ora anche i quadricipiti della gamba destra mi fanno male. Sono proprio conciato male. Dolori allo stomaco ed ai reni mi costringono ad andare in bagno, un'altra volta. Anche stavolta è un falso allarme.
Ai ristori continuo a prendere frutta e acqua per sostenermi, ma al trentesimo chilometro le gambe fanno troppo male. Mi fermo. Con calma raccolgo una bottiglietta d'acqua e vado avanti camminando.
Non credo di potercela fare, mi sa che getto la spugna.
Solo dopo cinquecento metri le gambe non mi fanno più male.
Che succede?
Ho perso la sensibilità degli arti inferiori?
Provo a ripartire.
Con molta calma accenno una timida corsetta. Poco alla volta l’andatura diventa meno incerta, fino a tornare perfino a ritmi accettabili.
Al trentaduesimo chilometro incrocio un motivatore che urla:
“Dai che sono gli ultimi dieci!!! Da qui si corre solo con la testa, non con le gambe. Usate la testa!".
Io penso:
“L'ho fatto fino ad ora, non cambierà molto per me. Se non fosse per il dolore...
Quale dolore?
D'un tratto mi accorgo che le gambe non mi fanno più male. Riesco pure ad accelerare senza alcuno sforzo. Un'ondata di entusiasmo mi travolge: forse riesco a finirla!!!!!!
Al solo pensiero di arrivare al traguardo finale mi si chiude la gola e mi viene da piangere per la felicità.
Non devo pensarci e così mi ripeto: concentrati sulla corsa, vai avanti! Un passo alla volta e non perdere la testa.
Spinto anche dalla musica a manetta supero decine di persone con il sorriso di un miracolato stampato in volto. Arrivo perfino a fare due o tre chilometri a medie di 5:11. Poi arriva il selciato che mi taglia un po’ le gambe.
Comunque manca poco, ce la posso fare, si, ormai sono sicuro, ce la faccio.
Cerco di gestire gli ultimi chilometri tra un'accelerazione, quando ne ho, e un recupero più lento quando mi sento in affanno. Nel frattempo verso il trentottesimo, trentanovesimo chilometro, tornano i dolori ai quadricipiti, forse colpa del selciato bagnato. Sapendo che manca ormai poco stringo i denti e vado avanti. Arrivo abbastanza provato sull'ultimo rettilineo dove Rinaldo mi saluta. A quel punto sono quasi al limite. Faccio le ultime curve che mi portano in una piazza santa croce stracolma di gente e le lacrime non mi escono ancora. Sono in uno stato di trance finalizzato alla ricerca del traguardo che non vedo fino all'ultimo. Solo quando lo attraverso vengo travolto dalla consapevolezza e dall'emozione. Sfinito e dolorante mi chino su me stesso ed inizio a piangere per liberarmi di un po' di quella sofferenza che mi ha accompagnato fino al traguardo, sia fisica, ma soprattutto mentale.
È finita finalmente.
Le gambe mi urlano contro tutto il loro disappunto, ma è finita.

 (Luca, Eraldo, Simona, Stefano e Leo, Antonio, Rinaldo, Dario, Mauro e Vincenzo)

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